Le news relative alle iniziative legate al mondo femminile in letteratura, arte e politica
Regina di fiori e di perle di e con Gabriella Ghermandi tratto dal romanzo omonimo pubblicato da Donzelli editore
musiche di Gabin Dabiré - Con la partecipazione di Carlo Lucarelli
Teatro Auditorium Spazio Binario - 17 ottobre 2008 ore 21.00 – Zola Predosa (Bologna)
Ingresso libero

Venerdì 17 ottobre 2008 a Zola Predosa in provincia di Bologna, per la rassegna "Sentieri Narranti" si svolgerà al Teatro Auditorium Spazio Binario, alle ore 21.00, lo spettacolo Regina di fiori e di perle di e con Gabriella Ghermandi, musiche di Gabin Dabiré, e con la speciale partecipazione di Carlo Lucarelli.
Lo spettacolo Regina di fiori e di perle è tratto dal romanzo omonimo di Gabriella Ghermandi, edito da Donzelli (pp. 258, € 21,00): un lungo viaggio nel tempo e nello spazio, in cui scorrono la vita e le storie di una famiglia etiope nel periodo della dittatura di Mengistù Hailé Mairam, e nel decennio successivo. Attraverso la voce di Mahlet, la protagonista, il tempo della narrazione si dilata ed i racconti degli anziani della famiglia prendono vita: emergono così storie che parlano del tempo degli italiani e della resistenza etiope, facendo luce su un passato che non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull'identità della memoria coloniale italiana.
Il linguaggio orale e la scrittura circolare che caratterizzano il libro hanno spinto l'autrice a trarne uno spettacolo che ne rispetta la ricchezza e la natura polifonica: in esso si intersecano, infatti, la storia della famiglia materna dell'autrice, con le voci dei personaggi, che propongono al pubblico le loro storie raccontando il passaggio violento del colonialismo italiano nelle loro vite, attraverso brevi letture inserite nella narrazione della Ghermandi e accompagnate dalla musica di Gabin Dabirè.
A cavallo tra lingue ed etnie, tra nazioni e continenti, tra occupazioni militari e guerre fratricide, si dipanano le mille storie di Gabriella Ghermandi.
Italo-etiope-eritrea, Gabriella Ghermandi è nata ad Addis Abeba nel 1965, e si è trasferita in Italia nel 1979, dove vive a Bologna, città originaria del padre. Seguendo l'arte della metafora tipica della tradizione culturale etiope, scrive e interpreta spettacoli di narrazione che porta in giro sia in Italia che in Svizzera. Conduce laboratori di scrittura creativa nelle scuole, sulla ricerca della «identità unica di ciascun indivuduo» da contraporre alle «identità collettive» come percorso di pace. E' stata per due anni direttrice artistica del Festival Evocamondi, rassegna di narrazione e musiche dal mondo, organizzato dalla rivista El Ghibli, a Bologna. La sua intensa attività teatrale e teorica sul tema della multidentità e della scrittura è da anni oggetto d'interesse per molti studiosi anche all'estero.
Gabriella Ghermandi www.gabriella-ghermandi.it

Qui potete visionare il bando del concorso "Lettere a Letizia" dedicato a Letizia Colajanni. Il concorso vuole mettere in comunicazione tra loro i generi, le età, i territori, ponendo al centro della rete la figura di Letizia, una donna che per le sue scelte, per la sua vita, per la cura e l'eleganza con le quali si esprimeva è stata un punto di riferimento per diverse generazioni di donne e uomini. Conservarne la memoria, arricchirla, rinnovarla, aiuterà tutti a produrre partecipazione, politica, democrazia, a tessere speranza e solidarietà, a spazzare indifferenze e solitudini. Che l'abbiate conosciuta o no, vale la pena di pensare a lei, fatelo e fate in modo che altri lo facciano. (Onde donneinmovimento)
Il Manifesto - 11 settembre 2008
11 settembre , sette anni di paura 9/11
Sogni di coppia, l'Addormentata si risveglia
Dall'attentato alle Twin Towers gli Usa sono piombati in una mentalità in cui chiunque può diventare nemico. Ma le vittime più numerose sono sono state le libertà civili, le garanzie democratiche, la privacy. E la guerra in Iraq è stata rimossa
Ida Dominijanni
Che colori la bocca di un pitbull, come secondo Sarah Palin, o di un maiale, come secondo Obama (e Mac Cain, che aveva usato la stessa espressione all'indirizzo di Hillary Clinton un anno fa), il rossettosimbolo dell'ultima fase delle presidenziali americane ha una sua storia che risale al crollo delle Torri Gemelle. Fu all'indomani dell'11 settembre, secondo Susan Faludi, che gli esperti di makeup proclamarono «il ritorno del rossetto rosso» come segno di femminilità e di vitalità, completando con questo sigillo il riassetto dei ruoli sessuali e del rapporto fra sfera pubblica e focolare domestico operato nell'immaginario americano da un'offensiva mediatica senza precedenti. Obiettivo, farla finita con il femminismo, reo di aver attaccato e delegittimato la virilità dura e pura; risvegliare dal sonno la Bella addormentata, ossia la femminilità tradizionale, in versione «security mom»; riabilitare il mito del cow boy in versione «eroe in guerra contro il terrore». L'impresa richiedeva molti mezzi e tutti sono stati impiegati: giornali, televisioni, sondaggi, copertine di settimanali, sceneggiature di film. Ci volevano la penna, l'acume e l'ironia di Faludi - già sperimentati nei suoi precedenti libri sul Contrattacco degli anni 80 alla rivoluzione femminile dei 70 e sulla crisi della mascolinità americana negli anni 90 - per smascherare l'operazione smontandola pezzo per pezzo, ed è quello che l'autrice ha fatto in The terror Dream ( Il sesso del terrore, Isbn), aggiungendo alla letteratura sugli effetti dell'11 settembre un tassello cruciale e rimosso. La «guerra simbolica» ingaggiata all'interno degli Usa per ripristinare il mito dell'inviolabilità perduta con l'attacco alle Torri, sostiene Faludi, non poteva essere combattuta senza una controrivoluzione del rapporto fra i sessi, che rilanciasse «il vero uomo» al centro della scena pubblica e contemporaneamente rimettesse al suo posto, cioè a casa o comunque nel ruolo della vittima debole, bisognosa di protezione e generosa di nutrimento per l'eroe, la «vera donna». Fu del resto il modo stesso del crollo delle Torri, prima l'una poi l'altra, a suggerire fra le altre fantasie anche quella di un paradiso romantico perduto da ritrovare. In quel crollo, che in verità pareva alludere semmai a un crollo della fallicità, ci fu chi vide invece «la fine di una coppia sposata da molto tempo», che bisognava a tutti i costi rimettere in sesto. Cominciarono le campagne sull'improvviso desiderio di sposarsi che prendeva i newyorkesi e contagiava gli head-liner di Hollywood, sulle single pentite, sulle gioie della famiglia e su un nuovo baby boom in arrivo. La Bella addormentata si risvegliava a poco a poco dal sonno in cui era precipitata negli anni 60-70: era ancora, anzi di nuovo, bella, accomodante, dipendente e col rossetto rosso. Per svegliarla del tutto, era necessario levarsi di torno chi l'aveva narcotizzata. Appena pochi giorni dopo l'attentato, «i media suonarono la campana a morte per il femminismo: alla luce della calamità nazionale, il movimento delle donne era diventato 'limitato', 'frivolo', 'un lusso che non ci si può permettere', ed era 'giunto alla sua Waterloo"» (come del resto il post-modernismo, il sogno tecnologico e molte altre stregonerie dei decenni precedenti). Di più: era colpevole di avere «effeminato» l'America, dunque in sostanza di averla resa vulnerabile comportandosi come una quinta colonna. Dopo i morti del Wtc, era ora di tornare a «lottare per la vita», cioè contro l'aborto, e di somministrare una cura ricostuente alla virilità, usando all'uopo l'eroismo dei pompieri e dei marines, e infilando le donne nella parte delle «vedove dell'11 settembre» bisognose di sicurezza e di guardiani della sicurezza. «Quando un attacco causa un parossismo culturale che non ha niente a che fare con l'attacco stesso; quando reagiamo a minacce reali distraendoci con minacce immaginarie alla femminilità e alla famiglia; quando investiamo i nostri leader di una virilità da cartone animato, dovremmo sapere che stiamo mostrando i sintomi di una sofferenza culturale letale, sebbene curabile», conclude Faludi. Ma adesso è più chiaro quale sia la posta in gioco del confronto fra due figure femminili come Hillary Clinton e Sarah Palin che le presidenziali hanno messo in scena. Ed è anche più chiaro a quale nostalgia di coppia attinga il tandem Palin-Mac Cain.
segnalato da http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/Manif110908.htm