Le news relative alle iniziative legate al mondo femminile in letteratura, arte e politica
Sabato scorso ho assistito a una conferenza alla Casa Internazionale delle Donne a Roma e sono rimasta molto amareggiata. Ho visto un gruppo di donne chiuso in se stesso e consapevolmente separatista ma non dal maschismo – cosa per cui sarebbe originariamente nato – ma dalle altre donne, coloro cioè con cui dovrebbero condividere una differenza culturale, immaginaria e simbolica. Durante l’incontro non si è fatto altro che ribadire come il microcosmo idilliaco della Casa, dove le donne lesbiche possono essere liberamente se stesse, venga contraddetto e cancellato non appena qualcuna approda al fuori; una donna è perfino intervenuta dicendo che, benché frequentasse la Casa da diversi anni, nessuna la salutasse mai agli incontri successivi negando dunque la sua esistenza e il suo voler essere parte di un percorso di riflessione comune. Mi sono chiesta a cosa sia dovuta questa incomunicabilità e questo vedere l’altra/o come invisibile solo perché non appartenente alla propria cerchia riconoscibile di persone e, in base a quanto ho visto anche altrove, mi sono chiesta se non accada la stessa cosa in tanti altri gruppi femministi, non necessariamente lesbici, dove le donne parlano di sé, della Grande Madre e di tante altre belle cose che però poi non hanno alcun riscontro con la realtà di tutti i giorni, a lavoro o in Parlamento, e pensarlo mi ha fatto star male, perché vuol dire che probabilmente non c’è una grande comunicazione fra i vari gruppi, frammentari e frammentati. Forse la frammentazione di cui è vittima la sinistra italiana si riflette anche (o è conseguenza di, la coincidenza è comunque significativa) sul femminismo italiano.
Ma soprattutto ad avermi ferito sono state le parole della parlamentare PD Paola Concia, anche lei presente all’incontro: “Le donne in Parlamento sono mute.” Una frase pesante, detta con rassegnazione e quasi con naturalezza. Perché? E soprattutto, perché noi donne non riprendiamo la nostra voce, lasciandoci schiacciare da stupratori veri e virtuali che giocano col nostro corpo rendendolo esasperatamente merce e ancora merce da distribuire al miglior offerente, o oggetto inanimato da imbavagliare? Cos’è che ha cancellato la nostra voce?
Credo che in questo paese sia colpevole non solo la violenta strategia di cancellamento delle differenze (di genere, di orientamento sessuale e religioso, di razza, di etnia) che il governo e i suoi rappresentanti sta attuando ormai da tempo, ma anche la confusione di chi dovrebbe o vorrebbe cambiare la visione delle cose e che invece preferisce chiudersi in se stesso nel suo piccolo universo. E non mi riferisco solo ai gruppi organizzati - femministi, laici, razionalisti, omosessuali o transgender che siano - ma anche alla gente slegata da questi gruppi. Succede che stiamo accettando passivamente tutto con il mutismo, o peggio ancora gridando la nostra presenza o il nostro sdegno con quadratini neri su facebook o manifestazioni sperando che questo basti. Secondo me solo una pratica politica seria e compatta può servire a cambiare le cose, una pratica che unisca i vari gruppi invece di dividerli.
